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Jovanotti: torno nei palasport ma attorno a me tutto è cambiato

GINO CASTALDO 
RIMINI
«È STRANO cominciare adesso un tour» racconta Jovanotti, «è come se fossimo in un’altra epoca rispetto a quest’estate». È vero, è passato pochissimo tempo dal tour negli stadi, ma nel frattempo è cambiato tutto: l’orrore ha colpito al centro la musica e il suo pubblico. «Ma in concerto non ne parlerò, servirebbe solo a strappare un applauso, e del resto nella musica c’è tutto quello che c’è da dire. Sono stati dieci giorni pazzeschi, e mentre montavamo il concerto ci sono stati i fatti di Parigi. C’era uno strano silenzio mentre si lavorava, ma anche la ferma consapevolezza che fosse giusto andare avanti ».
E così da ieri sera al palasport di Rimini è ripartita la macchina Jovanotti (in tour in Italia e all’estero fino a metà gennaio) spumeggiante, sfrenata, ribalda, un flusso inarrestabile che per due ore e mezza fonde riverberi etnici, elettronici, funky, melodici, rap e improvvisazioni, scorribande ritmiche e pezzi di cuore pulsante, un concerto ovviamente figlio di quello estivo, ma completamente rivisitato, con nuovi visual, diverso allestimento («Dovevo cambiare, non amo i confronti, anche perché ci si rimette sempre, e poi sono uno stagionale: l’inverno è diverso dall’estate, i palazzetti sono diversi dagli stadi»).
Dietro la band lo schermo è diviso in tre parti, autonome e sincronizzate, e una lunga pedana s’incunea come una freccia di luce fino al centro dell’area, a sua volta utilizzata come schermo per giochi di grandi effetti. Una volta è la tastiera di un pianoforte “suonata” da Jovanotti a passo di tango, un’altra volta è un filo da equilibrista su cui il protagonista incede in bilico, le sorprese non mancano mai, fumetti, gorilla, le super chicche di Cartoon Network, scene di viaggio, catene umane, per una volta ancora Jovanotti ribadisce la sua teoria del momento: il concerto è una sorta di riproposizione in 3D, sfolgorante e satura, di quello che i suoi pezzi risultano su disco.
E i pezzi sono quelli di sempre: A te, L’ombelico del mondo, Ragazzo fortunato, Bella, Penso positivo, tra tanti altri dell’ultim’ora, daSabato a È la scienza bellezza, riarrangiati, ripensati per questa cavalcata al chiuso, con margini d’improvvisazione, momenti acustici, e addirittura una sortita fino alla consolle di regia dove per qualche minuto fa il dee jay manipolando il suono live della band e inserendo effetti da discoteca.
Ha ragione quando dice che nella musica c’è già tutto. Il suo concerto è una finestra aperta sul mondo, o almeno sul mondo che vorremmo avere.
 
Fonte: Repubblica
Idea Grafica di Giorgio Papallo.